È imbarazzante e anche frustrante occuparci ancora della discussione sugli asili, sulle scuole e sull’insegnamento delle lingue in questa provincia formalmente plurilingue. Chi si prendesse la briga di ricostruire la vicenda delle proposte, dei progetti e delle sperimentazioni che in tutti questi anni hanno cercato di aggiornare un quadro normativo ancora inchiodato dallo spirito (più che dalla lettera) del famoso articolo 19 dello statuto d’autonomia, ne ricaverebbe un’immagine a dir poco sfocata. A fronte di alcune certezze incrollabili (come quella che stabilisce il diritto, per ogni gruppo linguistico, di usufruire di un intero curriculum scolastico nella madrelingua di riferimento) si possono evidenziare da un lato clamorose eccezioni o deroghe al sistema valido apparentemente per tutti (la scuola ladina non vi si attiene) e dall’altro una congerie di ipotesi su come salvare la capra dell’insegnamento nella madrelingua e i cavoli dell’innovazione glottodidattica.

 

Per sbrogliare questa matassa sarebbe già utile capire quello di cui si parla quando, per esempio, si afferma di volersi battere a favore (o contro) l’istituzione di “sezioni miste”, quando si evoca la panacea (o lo spettro) dell’“immersione”, oppure quando si ritiene di dover puntare in prospettiva alla costruzione di una scuola unica. È un fatto che ancora prima di riuscire a capire con sufficiente chiarezza quali siano i termini di tutte queste discussioni, si è nel frattempo sollevato un tale polverone polemico che nessuno ci capisce più niente. Effetto particolarmente inutile, visto che dopo qualche settimana ognuno è già pronto a riprendere da capo il filo del discorso interrotto per agitare di nuovo le medesime dispute di sempre.

 

Entriamo anche solo brevemente nel dettaglio. Quando Durnwalder sostiene che sarebbe favorevole a istituire delle sezioni “tedesche” negli asili o nelle scuole “italiane” non sta forse sostenendo il metodo classico dell’“immersione”, cioè propro quello che scardinerebbe alla radice la norma dell’insegnamento nella madrelingua riconosciuto ad ogni gruppo linguistico? Ma allora, se lui è disposto a compiere un passo del genere, come si spiega che sia poi contrario a proposte di portata sicuramente più modesta, tipo quella avanzata da Luisa Gnecchi che prevede, limitatamente alle scuole materne in lingua italiana, una compresenza di insegnanti delle due lingue in ogni sezione? La sensazione è quella di assistere a un balletto con un’orchestra che suona con due ritmi diversi. Oppure: qualcuno si mette a fischiare e l’altro gli risponde porgendogli un fiasco. In tutta questa confusione le famiglie si attrezzano come possono e cercano di inventarsi soluzioni spesso figlie dell’ansia. Purtroppo non c’è da stupirsi.

(Gabriele Di Luca)